Non lo dico solo io...

"Se volete figli intelligenti leggete loro le fiabe. Se volete figli molto intelligenti leggete loro molte fiabe." Albert Einstein

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Il bandito Laurenzio, sua sorella Giovanna e il piccolo Geremia

 

 

Qualche tempo fa, in un entroterra di una piccola isola tanto bella quanto aspra e selvaggia, viveva il bandito Laurenzio Bramante assieme a sua sorella Giovanna e alla loro madre Filomena.

 

Laurenzio aveva 21 anni e faceva il bandito da che ne aveva 17; sua sorella Giovanna di anni ne aveva 18 ed era un'ottima sarta. Filomena, quando era più giovane, era stata operaia nell'unica grande fabbrica dell'isola, la “Pauletti Pelletterie”, poi si era ammalata ai polmoni a causa delle vernici che respirava in fabbrica e che servivano a tingere i pellami, così aveva perso sia il lavoro che la salute e faceva vita ritirata fra le mura domestiche.

 

Se Filomena era stata sfortunata, suo marito lo era stato molto di più: Michelangelo, il padre di Laurenzio e Giovanna, era morto di tumore al polmone poiché lavorava nella stessa fabbrica della moglie e, a causa delle vernici tossiche inalate per tanti anni, si era ammalato molto più gravemente di Filomena.

 

Quando il vecchio commendatore Amerigo Pauletti si recò a casa dei Bramante a porgere le condoglianze per la morte di Michelangelo, era ben al corrente delle condizioni di salute di Filomena. Portò con sé la lettera di licenziamento per la donna (che ormai non era più buona per fare l'operaia) e offrì al figlio Laurenzio di essere assunto presso la fabbrica: Laurenzio gli sputò sulle scarpe, infilò la porta e da quel giorno divenne un bandito. A nulla valsero le grida e le preghiere di mamma Filomena: Laurenzio pensava che la “Pauletti Pelletterie” avesse già nuociuto fin troppo ai membri della sua famiglia (e chissà a quanti altri operai), così aveva deciso che avrebbe provveduto al sostentamento di sua madre e di sua sorella dandosi alla macchia.

- Che disonore per questa famiglia,- gemeva Filomena- che disonore un figlio bandito! Che disgrazia per questa famiglia!

- Ed è forse un onore lasciarsi morire per un tozzo di pane in quella fabbrica di veleni che fanno ammalare i polmoni di chi ci lavora?- replicava il giovane Laurenzio- Io non voglio ammalarmi o morire per andare a ingrossare il conto in banca del commendatore Pauletti! Io non voglio farmi strappare via la salute da un ricco industriale avido e ingordo.

Giovanna allora era solo una quattordicenne ma era già abbastanza sveglia per capire quello che voleva fare nella vita: no alla fabbrica, no al banditismo. Apprese il mestiere di sarta da un'anziana del paese e decise fin da subito di mettersi in proprio.

- Laurenzio,- diceva con sincero affetto al fratello- preferirei certamente che tu non fossi un bandito, eppure so che non farai mai del male a una mosca. Ti prego di non deludermi mai.

 

Laurenzio le sorrideva e si congratulava con se stesso di avere una sorella tanto saggia: era vero, lui non avrebbe mai fatto del male a una mosca e ogni volta che assaltava una carrozza poco ci mancava che i derubati finissero per invitarlo a pranzo. Una volta, davanti a una valigia piena di preziosi, Laurenzio afferrò poche monete e disse che a casa sua ci avrebbero mangiato per due settimane. Un'altra volta, siccome si accorse che sotto il sedile di un'altra carrozza si era rannicchiato un bambino tremante nascosto sotto le gonne della madre, si scusò con tutti i presenti e disse al bimbo che si trattava solo di uno scherzo, quindi se ne andò via a cavallo, lasciandosi ingoiare in un battibaleno dai folti rami della foresta dell'isola.

 

Filomena aveva bisogno di farmaci molto costosi per riuscire a tirare avanti: Laurenzio e Giovanna vivevano con poco ma riuscivano a non farle mai mancare tutte le cure necessarie per sopravvivere giorno per giorno.

 

Una mattina però accadde qualcosa che rischiava di rompere l'armonia familiare: Laurenzio tornò a casa gridando a gran voce che in paese stava per accadere un evento eccezionale:

- Mamma, Giovanna, venite qui, presto, ascoltatemi!

- Che cosa è successo, figlio mio, che cosa è accaduto da farti strillare così?- gli domandò Filomena alquanto sorpresa.

- Statemi a sentire,- fece Laurenzio tutto trafelato- è arrivato in paese Paride Pauletti, il figlio del defunto commendatore Amerigo Pauletti: sapete tutti dell'incidente aereo che ha avuto il fratello di Paride?- Giovanna e Filomena annuirono- E' stata una tragedia, sono morti lui e la moglie, ora toccherà a Paride occuparsi della fabbrica.

- Ed è questa la grande notizia?- domandò Giovanna perplessa.

- Certo che no, la grande notizia è che Paride è arrivato qui assieme a Geremia, il figlio di suo fratello: il bambino ha otto anni ed ora è Paride a fargli da tutore.

- E dunque?- insistette Giovanna.

- Ma davvero non capisci?- le disse Laurenzio come fuori di sé- Rapirò Geremia e chiederò un riscatto! Con quei soldi faremo finalmente curare nostra madre come si deve e così avrò salvato almeno uno dei miei genitori dai veleni di quella fabbrica maledetta!

- Ma tu sei un pazzo malvagio!- esclamarono in coro la sorella e la mamma.

- Ma io non gli farò del male!- si difese Laurenzio- Lo porterei qui, gli darei dell'ottima cacciagione e buona pasta al ragù di lepre, gli farò fare una passeggiata a cavallo fra i boschi e vedrai che per lui sarà come una bellissima vacanza. Non lo sai che viene da Milano? Lui è abituato alla città e alle macchine: un po' di aria buona e un po' di cibo genuino non potranno che fargli un gran bene.

- Ma con che animo dici queste cose!- sbraitò Giovanna tutta infuriata- Tu sei uno scriteriato, tu sei un delinquente senza cuore! Io non ti aiuterò di certo mentre fai prendere uno spavento a quel bimbo e al suo povero zio! E tu mamma cosa dici a questo tuo figlio che vuol far soffrire un innocente?

- Io dico che ...- Filomena non fece in tempo a terminare la frase che una forte raffica di tosse le sconquassò il petto fino a sopraffarla. La donna si accasciò inerme per terra.

- Mamma, mamma come stai?- esclamò Giovanna disperata mentre accorreva a soccorrerla.

- Come vuoi che stia?- le disse Laurenzio- Lo sai bene che se non si opera le rimangono pochi mesi di vita. Se non va in America a farsi curare, mamma muore.- detto ciò Laurenzio uscì di casa e sellò il suo cavallo Fulmine- Giovanna, prepara una buona cena e un letto accogliente nella grotta del pascolo. Vado a prendere quel Geremia.

Nel frattempo in paese Paride Pauletti e suo nipote erano in giro in auto, diretti a fare un sopralluogo nella fabbrica di pelletteria. Paride era diverso da suo padre: se il commendatore Pauletti aveva l'animo dello sfruttatore e pagava gli operai una vera miseria facendoli per giunta lavorare in condizioni pietose, al contrario suo figlio Paride aveva un animo buono e sapeva essere un ottimo imprenditore capace di far coincidere il benessere degli operai con quello della propria fabbrica.

 

Geremia teneva la mano a suo zio, gli voleva un gran bene e i due si somigliavano nel fisico e nel carattere: Geremia era un bambino solare, intelligente e altruista. Stava vivendo il grande dolore per la perdita dei suoi genitori e ancora non sapeva se la nuova vita sarebbe stata in collegio a Milano oppure nell'isola assieme al giovane zio. In ogni caso quando era con Paride si sentiva al sicuro e protetto.

 

Laurenzio aspettò che terminarono la visita, poi li seguì mentre ritornavano alla loro grande villa fuori dal paese. Paride entrò in casa a dare disposizioni per la cena e Geremia si intrattenne in giardino a giocare con il cane. Laurenzio non aspettò un secondo di più: a cavallo del suo destriero oltrepassò con un balzo il muro di cinta e piombò con eleganza e maestria nel bel mezzo del giardino. Geremia se lo ritrovò davanti, con il mantello nero e il fazzoletto rosso che gli copriva il viso: gli occhi però non gli sembravano così minacciosi come il resto della sua figura.

- Ragazzo, non ho intenzione di farti del male,- disse Laurenzio a Geremia- ora però devi venire con me.- e così dicendo Laurenzio afferrò poderosamente Geremia per il busto e lo caricò su Fulmine- Al galoppo! Via!

 

Nessuno ebbe quasi il tempo di accorgersi di quello che stava accadendo. Soltanto un vecchio cameriere, che assistette alla scena dalla soglia di casa, appena riprese dallo spavento e iniziò immediatamente a gridare:- Aiuto! Aiuto! Hanno rapito il signorino Geremia, aiuto!

 

Paride e la servitù accorsero trafelati. In un attimo chiamarono la polizia e una pattuglia giunse immediatamente sul posto. Laurenzio però era già lontano nella foresta.

- Allora, ti chiami Geremia, è così?- Laurenzio non sapeva come trattare con un bambino di otto anni e cercava di fare del suo meglio per metterlo a suo agio.

- Si, e tu chi sei?- domandò il piccolo.

- Io sono un bandito, ti ho rapito perché voglio un riscatto da tuo zio, ma non ti farò del male, stai tranquillo. Appena tuo zio pagherà, sarai libero.

- E quanto ci metterà zio Paride a pagare?

- Non ne ho idea, spero in cuor mio che si sbrighi davvero.

- E tu perché fai tutto questo?

- Non te lo posso dire.

- Mi stai portando a casa tua?

- No, ti sto portando in una grotta segreta, ma io resterò sempre lì fuori a sbarrare l'ingresso agli orsi: non dovrai avere paura, troverai buon cibo e un comodo giaciglio.

- Posso vedere il tuo viso?

- No, ci mancherebbe, è vietato.

- E perché?

- Perché poi potresti fare il mio identikit alla polizia. Comunque lo sai che fai un sacco di domande? Non sei nemmeno un po' spaventato?

- No.

- E perché?

- Non ti vedo il viso, ma ti vedo gli occhi e mi sembrano buoni. Anche il tono della tua voce mi dice che non sei cattivo.

 

In paese intanto erano iniziate le ricerche.

- Signor Pauletti,- diceva il commissario di polizia- abbiamo già provveduto a mettere il telefono sotto controllo e siamo certi che in meno di tre giorni individueremo il nascondiglio. Lei, nel frattempo, ci metta al corrente di qualsiasi richiesta di riscatto che dovesse pervenirle tramite qualsiasi mezzo e da chicchessia.- Paride Pauletti annuì mestamente.

- Vi prego solo di una cosa, commissario, fate il possibile per ritrovare mio nipote: ha solo otto anni e ha già subito l'enorme dolore per la perdita dei genitori, vi prego di aiutarci, ve ne prego.

- Faremo il possibile e anche l'impossibile, non si preoccupi.- lo rassicurò il commissario.

La prima notte di sequestro era intanto trascorsa. Laurenzio e Geremia si erano trovati reciprocamente simpatici tanto che l'indomani il bandito decise di portare il bambino in giro a cavallo fra i sentieri che costeggiavano la grotta. Gli mostrò ruscelli, torrenti e una piccola piscina naturale, gli insegnò i nomi degli animali che incontravano sul loro cammino e gli mostrò la flora locale. A Geremia pareva di stare in una splendida vacanza ed era convinto che di lì a poco sarebbe ritornato a casa con un sacco di avventure da raccontare ai suoi compagni di classe. Non si era mai addentrato in un bosco o in una foresta, non aveva mai fatto passeggiate a cavallo e non aveva mai bevuto alla sorgente di un fiumiciattolo.

- Oggi stesso chiederò il riscatto a tuo zio,- gli disse Laurenzio- vedrai che fra due giorni sarai a casa.

- Quando gli chiederai il riscatto ricordati di dirgli che sto bene, altrimenti si preoccuperà inutilmente.

- Certo che gli dirò che stai bene, neppure io voglio che si preoccupi.

 

Nel frattempo Giovanna si era recata in paese per il mercato della domenica e per andare a messa. Quando entrò in chiesa si accorse che il giovane che le sedeva accanto nell'ultima fila era il giovane Paride Pauletti: in volto era bianco come un cencio, pallido e vitreo, sussultava e singhiozzava come un vitello al macello, cercava di reprimere il pianto ma le lacrime gli scendevano lo stesso a fiotte sulle gote quasi imberbi. Era venuto a pregare, era venuto a chiedere una grazia per suo nipote:- Fa' che stia bene, oh Signore, ti prego, fa' che Geremia sia ritrovato sano e salvo.

 

Di fronte a tale vista Giovanna non ebbe dubbi sul da farsi. Tornò immediatamente a casa e sellò la sua cavalla Gelsomina, poi si mise ad aspettare che la messa terminasse e quindi seguì Paride sulla via del ritorno. Quando sulla strada che portava a villa Pauletti rimasero soltanto loro due, lei gli tagliò la strada con Gelsomina e guardandolo negli occhi a volto scoperto gli disse queste parole:

- Io posso portarti da tuo nipote in questo momento esatto. Geremia sta bene. Tu però devi promettermi una cosa, devi promettermi che non sporgerai nessuna denuncia. Nessun riscatto, nessuna denuncia.

- Ma io ...- Paride non conosceva Giovanna e rimase impressionato dalla sua figura a cavallo, così bella e sicura di sé. Sentì anche che poteva fidarsi delle sue parole, così salì su Gelsomina e insieme si addentrarono nella foresta.

Durante il viaggio Giovanna gli raccontò ogni cosa, gli raccontò dei veleni che sua madre e suo padre avevano respirato in fabbrica, gli raccontò di quanto costassero le cure per impedire che anche Filomena morisse, lo rassicurò dicendogli che Laurenzio in fondo era un pezzo di pane e che Geremia quella notte era stato nutrito con cibo genuino e nutriente. Paride comprese. D'altronde egli conosceva bene suo padre e sapeva quanto fosse stato uno sfruttatore che si era arricchito sulla pelle di quegli operai che, per sfuggire alla miseria, venivano impiegati nella pelletteria andando lentamente incontro a una morte certa. Il padre di Paride era tirchio e avaro, mai avrebbe messo in sicurezza la fabbrica adeguandosi al rispetto delle norme sulla tutela della salute dei lavoratori: del resto sull'isola i controlli dell'autorità erano pressoché inesistenti, quindi a cosa sarebbe servito rispettare le leggi dello stato? Paride pensava che se Laurenzio veniva considerato un bandito, suo padre Amerigo lo era stato ancora di più.

Dopo tre quarti d'ora di trotto giunsero in prossimità della grotta: in lontananza videro arrivare Fulmine assieme a Laurenzio e Geremia. Il bambino rideva e scherzava, si vedeva che stava benone e che nessuno gli aveva torto un capello. A Paride venne voglia di piangere per la gioia, ma decise di trattenere le lacrime per non fare una brutta figura davanti a Giovanna. Quando il bambino riconobbe lo zio scese da cavallo e gli corse incontro felice e festante. Laurenzio incrociò lo sguardo di Giovanna quasi come se stesse per iniziare a rimproverarla, ma lei non gli diede il tempo, scese da cavallo e lo affrontò a brutto muso:

- Non ti azzardare a dire una parola, quell'uomo stava soffrendo le pene dell'inferno e quasi quasi se ne andava al Creatore per il crepacuore. Forse per salvare mamma avresti voluto avere un omicidio sulla coscienza?- Laurenzio tacque. Di fronte a sua sorella non era mai semplice replicare a tono, inoltre, osservando la scena di zio e nipote che si rotolavano felici sull'erba come due cuccioli di cane, il bandito pensò che Giovanna non avesse poi tutti i torti.

- Zio, non puoi immaginare quanto io mi sia divertito!- esclamò Geremia abbracciando Paride- Siamo andati in giro per il bosco, a cavallo di Fulmine, e ho bevuto l'acqua del ruscello! E' stato bellissimo! Sai, forse avresti potuto aspettare anche domani per portare i soldi del riscatto.

- Geremia,- disse Paride sorridendo- non ho portato i soldi del riscatto, sono venuto qui per riprenderti e per parlare con Laurenzio del viaggio che sua madre dovrà affrontare per farsi operare in America. Pagherò fino all'ultimo centesimo, è davvero il minimo che io possa fare. Ah, ovviamente terremo tutto nell'anonimato, niente clamori e niente pettegolezzi. Sempre che Laurenzio sia d'accordo.

 

Laurenzio, non appena ritrovò il dono della favella, si disse d'accordo. Tutto andò per il meglio. Filomena si ristabilì, la fabbrica venne risanata e Paride vi offrì un posto di lavoro a Laurenzio, il quale si dimostrò fin da subito affidabile e capace, tanto da essere nominato in breve tempo il responsabile per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ruolo che svolse sempre magistralmente. I profitti della “Pauletti Pelletterie” crebbero di pari passo assieme al sentimento di soddisfazione dei dipendenti che lavoravano nella fabbrica, i quali apprezzavano tutti il nuovo corso della gestione ed erano orgogliosi di dare ogni giorno il loro prezioso contributo lavorativo.

 

Paride si dimostrò davvero un imprenditore molto in gamba ed illuminato: riuscì ad attrarre in azienda i migliori talenti dell'isola e della penisola, la “Pauletti Pelletterie” si espanse così tanto che i suoi prodotti di alta manifattura vennero ben presto richiesti anche all'estero.

Accadde anche che Paride si innamorò di Giovanna. La ragazza, fiera e intelligente, non era certo facile da conquistare, ma diciamo che anche Paride era un bel ragazzo e aveva le sue buone qualità: sì, il giovane Pauletti qualche speranza poteva ben nutrirla, ma questa è tutta un'altra storia e magari la racconterò in un'altra favola.

una favola di Arianna Lana

Commenti (8)
  • ARIS  - Il bandito laurenzio ......

    :D
    questa fiaba mi è piaciuta molto perché è importante volersi bene.
    certe volte siamo troppo buoni che senza volerlo diventiamo cattivi.
    Ciao
    ARIS.

  • Arianna

    Ciao Aris,

    come stai?

    Mi fa piacere che ti sia piaciuta anche quest'ultima favola e mi ha fatto piacere leggere quello che hai scritto. Non so se nella realtà potrebbe mai capitare una cosa del genere, però credo ogni favola abbia un fondo di verità, per cui chissà ...

    Ti auguro un buon proseguimento di autunno,

    ciao e a presto,

    Arianna

  • Anonimo

    ciao Arianna,
    la favola di questa notte ci è piaciuta particolarmente per cui non siamo riusciti ad addormentarci subito.... speriamo che queste cose non capitino solo nelle favole

    Gennaro, (il babbo) e Mattia(il bimbo) :D
    Alla prossima favola

  • Arianna

    Ciao Gennaro, ciao Mattia,

    grazie del commento :D

    Allora, diciamo che noi adulti sappiamo bene che queste cose non capitano così di frequente nella realtà, però è anche vero che, nel bene e nel male, la realtà stessa è sicuramente capace di superare la fantasia di ogni fiaba (ecco perchè anche noi adulti continueremo sempre ad augurarci che queste cose non capitino solo nelle favole).

    L'importante è che i bambini comprendano che nella vita possono scegliere con consapevolezza se assomigliare al commendator Pauletti, a suo figlio Paride o alla forte Giovanna.

    Un abbraccio e buon proseguimento di lettura,

    Arianna

    ps: nella vita reale io svolgo anche attività di sindacato e credo che certi elementi non stonino affatto in una favola per bambini: mi fa molto piacere che Mattia abbia gradito questa trama un po' inconsueta

  • Loredana

    Questa favola, così diversa dalle solite, ci ha dato molti spunti di riflessione. È giusto ribellarsi alle ingiustizie dandosi alla delinquenza? Un ladro che ruba solo quello che gli serve é meno cattivo? Il fine che si vuole raggiungere (salvare la mamma) giustifica i mezzi che si usano? Il personaggio che ne esce meglio é di certo Giovanna.

  • Arianna

    Sì, Giovanna è il personaggio più forte e che agisce secondo un sentimento di giustizia, avendo a cuore che nessuno debba soffrire ingiustamente, mentre Laurenzio agisce mosso dal rancore ed è deciso a rispondere ai soprusi subiti perpetrandone però degli altri; la differenza la fa la sua coscienza, che lo porta comunque a rimediare ai suoi errori. Anche Paride ha una coscienza e saprà ascoltarla nel modo giusto rimediando ai ben più gravi errori di suo padre.

    Siccome siamo in una favola, qui c'è un lieto fine. Nella vita sappiamo che la percentuale di avere un lieto fine non è mai troppo alta ... però c'è.

    Grazie di avermi fatto avere le tue osservazioni,

    buon proseguimento,

    Arianna

  • Anonimo

    Complimenti!

  • Arianna

    Grazie e, visto il giorno, tanti auguri di buon 2016! :D

    Arianna

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